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Caterina non porta solo devastazione e morte. Può anche essere simbolo di bene. Negli ultimi giorni, questo nome femminile significa dramnma, saccheggi, violenze, morte, desolazione. La causa di tutto questo è un urugano, Caterina appunto, che ha spazzato via New Orleans in Louisiana, lasciando alle sue spalle migliaia di vittime, danni incalcolabili, polemiche a non finire.
Ma c’è un’altra «Caterina» che, oggi, negli Stati Uniti è sinonimo di sentimenti positivi, di altruismo, bontà e voglia di fare del bene al prossimo. Si tratta dell’associazione «Caterina girl club» che martedì 13 settembre, a Washington, verrà premiata dal Senato americano con il National restaurant Humanitair Award, uno dei più prestigiosi riconoscimenti statunitensi.
Presidente di questa associazione umanitaria, che si prefigge di aiutare i bambini orfani e con problemi familiari (genitori drogati, ammalati di Aids, carcerati, dediti alla prostituzione), è Bruno Serato, originario di San Bonifacio (anche se nato in Francia), da ventun anni residente a Anaheim in California dove gestisce due ristoranti.
Serato in questi giorni è ospite dei parenti a Soave (suo fratello è Corrado, per anni presidente della locale squadra di calcio). Ha riaccompagnato a casa la madre, Caterina appunto, rimasta in California per oltre un anno.
— Ma perché questa associazione?
«L’idea mi è venuta», ci spiega Bruno Serato, «tre anni fa. Anaheim è una città di quasi 350 mila abitanti che fa parte dell’agglomerato urbano di Los Angeles. La povertà è di casa e, come sempre accade, sono i bambini le prime vittime di questa situazione. Così ne ho parlato con alcuni amici ed abbiamo deciso di aiutarli».
— Perché il nome «Caterina girl club»?
«Un omaggio che ho voluto fare a mia madre per tutti i sacrifici che ha fatto per me quando ero giovane. Le mie “girl†sono le signore-bene di Anaheim, che io periodicamente coinvolgo per la raccolta di fondi a beneficio della nostra associazione».
— Cosa fate esattamente?
«Ospitiamo i bambini dalla mattina alla sera, li facciamo studiare, giocare, sosteniamo le loro cure mediche, cerchiamo di inserirli nella società . Nella nostra città abbiamo realizzato quattro centri di accoglienza, uno proprio vicino al mio ristorante. Attualmente sono circa duemila i bambini che aiutiamo».
— Ma cosa c’entra il suo ristorante?
«Si chiama White House, è uno dei più famosi degli Stati Uniti, tra i miei clienti ci sono l’attuale presidente Bush, l’ex Jimmy Carter, attori di Hollywood. Tutte le sere, cinquanta-settanta bambini che seguiamo vengono nel mio locale a mangiare come fossero normali clienti: do loro lo stesso menù anche se io penso che debbano consumare soprattutto pasta. Ne hanno bisogno per crescere bene».
— Come avviene la raccolta di fondi?
«Tramite donazioni private, prima di tutto. Disneyland recentemente ha offerto una cifra enorme. Per il resto, organizzo cene di beneficenza nel mio ristorante. Chi viene sa che quella sera si paga di più ma che il ricavato va tutto a favore dei bambini».
— Chi le ha asssegnato il premio che lei ritirerà fra poco a Washington?
«È stata la National Restaurant Association, un organismo attivo in tutti gli Stati americani che raccoglie tutti i ristoratori. Poco meno di un mese fa ho ricevuto il premio dalla locale associazione californiana e ora ho vinto anche quello a livello nazionale. È un riconoscimento prestigioso per chi fa il nostro mestiere perché ha l’avallo del Senato degli Stati Uniti e la consegna si svolge a Capitol Hill a Washington. La sera successiva, poi, sarò a cena alla Casa Bianca, ospite del presidente Bush».
— Ma lei non aiuta solamente i bambini.
«È vero. Ci sono due categorie di persone che hanno bisogno di noi: i piccini, appunto, e gli anziani. Nella mia città sono migliaia gli uomini e le donne di una certa età che vivono sotto la soglia della povertà . Abitano in case misere, quasi della catapecchie, con un piccolo giardino attorno. Sono tutte uguali, tristissime. Così ho pensato di aiutarli istituendo un’associazione. Si chiama “Paint your heart outâ€, dipingi da fuori il tuo cuore. Periodicamente riverniciamo le case dentro e fuori e aiutiamo queste persone a tenere pulito il loro giardino. Facciamo una quarantina di interventi all’anno. Anche questi quartieri poveri ora hanno una loro dignità ».
— Anche in questo caso il suo ristorante è il fulcro della raccolta di fondi?
« Certo. Ogni tanto chiamo le “girlâ€, organizzo una cena e invito anche questi anziani poveri a partecipare. Credo che chi è abbiente debba sapere e vedere che ci sono persone meno fortunate di noi».
— Lei è in America da oltre vent’anni. Ormai, e si sente da come parla, si considera americano a tutti gli effetti. Come giudica gli Stati Uniti?
«Gli States sono sicuramente un Paese con grandi contraddizioni, ma unico al mondo. Io dico sempre che l’America è una nazione fatta di tanti popoli. Ma, attenzione: lo stesso scenario si realizzerà anche in Europa e in Italia. È solo questione di tempo. I Paesi occidentali hanno bisogno di immigrati, gente che abbia voglia di lavorare. Il grande pregio dell’America è che offre a tutti un’opportunità . Non è vero che i tempi sono cambiati. Anche oggi, negli Stati Uniti, si può cominciare dal nulla e fare fortuna».
— E gli americani come sono?
«Non è gente menefreghista. Dopo l’11 settembre la corsa alla solidarietà è stata straordinaria. Succederà anche oggi per New Orleans. Farò qualcosa anch’io appena torno a Anaheim».
— Resterà sempre in California?
«Sì, ormai la mia casa è là ».
— Magari mettendo in piedi qualche altra associazione.
«Questo non lo so. Ma mia madre, mentre tornavamo in Italia la scorsa settimana, mi ha detto una cosa: “Bruno, dobbiamo fare di piùâ€. È vero. C’è ancora tanto da fare per chi è meno fortunato di noi».
Bruno Serato ha 49 anni. E’ nato in Francia, ma all’età di cinque anni si è trasferito con la famiglia a San Bonifacio. Poco più di vent’anni fa la decisione di cercare fortuna in California, a Anaheim, una città di 350 mila abitanti che fa parte dell’agglomerato urbano di Los Angeles, dove viveva già una sorella (aveva sposato e seguito un militare statunitense di stanza alla Setaf di Vicenza).
Comincia a lavorare come lavapiatti nel risorante "La via en rose" (in Italia faceva il cameriere), uno dei locali più alla moda di Anaheim. Nel corso degli anni si fa apprezzare dal proprietario. Diventa cameriere, poi capo cameriere, infine chef. Riceve dei premi per il suo lavoro. Dopo alcuni anni il suo sogno diventa realtà : è co-proprietario del ristorante. Nel 2000 fonda il "Restaurant White House", un locale di lusso sempre a Anaheim.
Contemporaneamente decide di dedicarsi alla beneficenza. Fonda il "Caterina girl club" per aiutare i bambini orfani e con problemi familiari. Pensa anche agli anziani con il "Paint your heart out". E arrivano anche i premi prestigiosi.
Volete una bottiglia di Sassicaia? Non c’è problema: costa solamente 375 dollari! Anaheim, 350 abitanti, città dell’agglomerato urbano di Los Angeles. E’ qui che Bruno Serato ha il suo ristorante "White House" ("Casa Bianca").
E il locale è tutto un omaggio ai presidenti degli Stati Uniti che si sono succeduti nel corso dei secoli al tavolo ovale della "Casa" più famosa del mondo. Del resto, come sottolinea con orgoglio lo stesso Serato, tra i suoi ospiti ci sono l’attuale presidente George Bush e l’ex Jimmy Carter.
La "White House" è un ristorante a cinque stelle. Se volete conoscerlo basta collegarsi al sito internet www.anaheimwhitehouse.com. Troverete un sacco di sorprese. Innanzi tutto una galleria fotografica che mostra (qui ne pubblichiamo solamente due) le foto delle varie sale da pranze dedicate agli ex presidenti degli Stati Uniti (da Roosevelt a Kennedy fino a Reagan).
Ma quello che stupisce maggiormente sono i "link" dedicati ai menù. Eccone un assaggio: caviale Sofia Loren, tortellini Caterina, ravioli, cape sante alla Greg Gorman (il fotografo dei divi di Hollywood), gnocchi con formaggio, calamari del Pacifico, escargot con aglio e erbe, pasta e fagioli, pasta vegetariana alla Benigni, ravioli Juventus, pasta del pescatore Bocelli, linguine alla puttanesca, filetto Romeo e Giulietta, braciola di vitello alla Versace, carne alla Prada e alla New Zeland (dedicata alle barche che hanno partecipato all’America Cup), petto di pollo ripieno alla Gucci.
Come si può notare quasi tutti i piatti hanno una derivazione italiana anche perchè Bruno Serato, nonostante viva negli Stati Uniti da oltre vent’anni, non dimentica le sue origini e i piatti della sua terra.
E, se alla fine, volete un bel dolce dovrete avere la pazienza di aspettare per assaggiare il "souffle Madonna" in onore alla rockstar: servono 25 minuti per la preparazione (souffle di Grand Marnier servito con crema inglese, cioccolato e crema Chantilly), ma il prezzo è modico: 10 dollari
E i vini quanto costano? Fate un po’ voi: uno champagne "Louis Roederer, Cristal" del 1996 costa la bellezza di 360 dollari, una semplice bottiglia di Prosecco del Veneto (Casalnova) 39 dollari. Per quanto riguarda quelli da pasto l’offerta è infinita.
A farla da padrona sono soprattutto i vini toscani. La bottiglia più ricercata è il "Sassicaia, Bolgheri, Tenuta San Guido" che si può bere alla modica cifra di 375 dollari (annate 1999 e 2000). Ma quanto costa mangiare alla "White House"? Bruno Serato a questa domanda sorride. Rimanda ai prezzi segnati accanto ad ogni piatto e ad ogni bottiglia di vino presenti sul menù.
Facciamo un po’ di conti? Antipasto, primo, secondo, magari un dolce con una bottiglia di vino (di quelle meno care, ovviamente) e si finisce di pagare attorno ai 150 dollari a testa. Troppo? Siamo in California, ragazzi. E se questi soldi servono per aiutare i bambini....
Ma continuiamo a scoprire il sito della "White House". Un "link" è dedicato anche alle celebrità che pranzano abitualmente alla "White House" e che, con le loro donazioni, consentono a Serato di mantenere in vita, e di crescere, continuamente, la sua associazione a favore dei bambini bisognosi. Oltre ai presidenti (già menzionati) la lista comprende la rockstar Madonna; Danny De Vito; uno dei più famosi giocatori di football americano, l’ex quarterback dei Miami Dolphins Dan Marino; il tenore italiano Andrea Bocelli; il fotografo delle star di Hollywood Greg Gorman.
Ma il personaggio che Bruno Serato ricorda con maggiore piace è Antonio Conte, l’ex giocatore della Juventus. Del resto Serato è un tifosissimo della squadra bianconera (la sua e-mail personale inizia con juve10...in onore del suo idolo Alessandro Del Piero) e l’ex capitano della Juve ha festaggiato nel suo locale la conquista del suo ultimo scudetto conquistato con la maglia della Juventus prima di chiudere la carriera. E tra gli amici ci sono anche i fratelli Baggio (Roberto e Edy) e il brasiliano Pelè.
Lo ammette sorridendo Bruno Serato. Tra i piatti che vengono serviti nel suo ristorante "White House" ce ne sono anche di veronesi. Alcune ricette, confessa Serato, sono state copiate dal menù della trattoria Dal Moro di Soave, anche in segno di amicizia con gli amici di un tempo. Poi ci sono i piatti creati dalla mamma Caterina (ma se volete sapere quali sono dovete recarvi a Anaheim). Quello che va per la maggiore, comunque, è la tradizionale "pasta e fagioli" che gli americani apprezzano tantissimo.
E la pearà ? Serato ammette di averci pensato più di una volta e racconta, al proposito, un episodio: «Un mese fa ero a cena in compagnia di Robert De Niro nel suo ristorante di Los Angeles: abbiamo mangiato lingua e manzo. Mi sono detto: peccato non ci sia la pearà »
Per quanto riguarda i vini veronesi, nella lista troviamo gli amarone (Masi e Bolla), il Soave (Pieropan e Bolla). Insomma, se passate da quelle parti e volete mangiare alla veronese nssun problema. Tranne il conto. Ovviamente.
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